Il gusto del Game Chef: Marco Andreetto

Il gusto del Game Chef

Vuoi sapere un segreto? Sì, perché si nasconde un segreto nel concorso chiamato “Game Chef”.

La curiosità è il primo passo. Molti altri ne servono, per arrivare a trovare la risposta. Bisogna raccogliere la voglia di mettersi in gioco e di creare qualcosa: quelle nessuno te le può regalare.

Gli ingredienti indicano la via, ma non sempre è facile interpretarli o – per meglio dire – non sempre si riesce a far combaciare tutti i pezzi del puzzle e costruire una mappa chiara. Ma è affascinante prendere la via sconosciuta, avventurarsi lontano dalla sicurezza del proprio anonimato per diventare un cercatore in un gruppo di cercatori.

Sì, perché non sarai solo. Ci saranno compagni di viaggio, amici, che saranno con te in ogni momento per sfidarti, aiutarti, stimolarti, incoraggiarti. In ogni momento in cui ti guarderai attorno, tu non sarai mai solo.

Anche quando vorrai mollare. Anche quando penserai che è troppo tardi. Anche quando ti sentirai meno bravo. Anche lì troverai qualcuno che ti aiuterà a non mollare. Ma l’ultimo passo dovrai farlo tu.

Gli amici, la competizione… tutto quanto il Game Chef può solo portarti alla soglia, ma sarai tu a doverla attraversarla creando qualcosa che prima non esisteva. Qualcosa di assolutamente speciale perché tuo e che nessun altro poteva creare.

Allora conoscerai il segreto. Sì, perché non è un qualcosa che si può spiegare a parole. Bisogna viverlo, affrontare la sfida, percorrere la via. È così che ho scoperto che il segreto del Game Chef si nasconde dentro ogni partecipante. Diverso. Meraviglioso. Pronto a rivelarsi.

Attualmente mi do da fare parecchio con GDR Unplugged per far capire al mondo quanto sia figo giocare di ruolo ma, se volete dare dare un’occhiata al gioco fantastico con cui ho partecipato al Game Chef [N.d.C.: 2013] con Anna Koprantzelas, ecco a voi Memento, un gioco di scelte, di paure e speranze (che prima o poi sarà pubblicato)!

Marco Andreetto, partecipante dei Game Chef 2012-2013

Marco Andreetto

Il gusto del Game Chef: Davide Falzani

Il gusto del Game Chef

Ciao a tutti,

mettersi alla prova in pubblico è sempre qualcosa che mi ha spaventato: sono profondamente insicuro sulle mie doti e la paura di non risultare all’altezza degli altri può farti vivere davvero male.

Fortunatamente, non è il caso di questo contest: è davvero un luogo di scambio di idee, di crescita, e dove potersi misurare con persone che stimi e a cui vuoi bene.

Il mio primo progetto mi è, infatti, uscito dal cuore: stavo scrivendo un piccolo racconto che parlava di persone affette da patologie neurodegenerative che si trovavano di fronte a un evento epocale, come un’apocalisse, e quindi abbandonati a loro stessi, ma con l’incrollabile voglia di vivere ancora una giornata. Con gli ingredienti di quell’anno [N.d.C.: il 2015], il mio racconto si sposava incredibilmente bene e, quindi, mi è venuto quasi naturale provare un adattamento per crearne un gioco, con l’idea di far provare per qualche minuto cosa significa essere disabili a chi non lo è.

Il progetto ha ricevuto una menzione d’onore e, quindi, mi sono detto: “Non è tutto nella mia testa! Ci sono altre persone che possono apprezzare e che possono trovare spunto dalle mie idee”.

Credo che questo sia lo spirito migliore per partecipare a questo concorso, nel nostro piccolo mondo fatto di giochi, dove l’essenziale dell’esperienza è quello di socializzare divertendosi, di conoscere nuove persone e di perdersi un po’ dentro di esse.

Davide Falzani, finalista del Game Chef Pummarola Ediscion 2015 (Wheelchair Apocalypse)

Davide Falzani

Il gusto del Game Chef: Angela Caputo

Il gusto del Game Chef

Detto che ogni occasione è buona per pensare a un gioco e per scrivere un gioco, per me – che da alcuni anni sono ai margini della comunità “giochereccia” – il Game Chef è la migliore delle occasioni.

Anzitutto c’è l’elemento del contest – della sfida – che, di per sé, produce quel piccolo aumento di tensione che rende stimolante l’occasione. Poi ci sono il tema e gli ingredienti che, per un’autrice a cui manca sovente la “scintilla” sorgente sono grande fonte d’ispirazione. C’è il tempo limitato, che obbliga a finalizzare, e consente di concentrarsi sugli elementi principali, sul nucleo del gioco e dei suoi meccanismi, sul costruire qualcosa di funzionante ancorché imperfetto, sull’esplorare nuove idee e nuove dinamiche.

Ma, soprattutto, c’è la comunità. Fa un po’ sorridere che la parte più intrigante di partecipare a una gara – a questa gara particolare – sia la possibilità di sbirciare i giochi degli altri, ma è la pura verità. È una fantastica occasione di vedere il loro approccio al tema e agli ingredienti, la straordinaria diversità con cui ciascuno di noi intende il gioco, il suo fine, i suoi strumenti e i suoi meccanismi. Si può dire che da ognuno dei giochi che mi è capitato di leggere e di valutare ho imparato qualcosa, compreso ciò che non va e che non funziona, che spesso appare lampante nei giochi altrui quanto impossibile da identificare nei propri. La comunità è anche discussione, spunti di conversazione, critiche (ho molto apprezzato che le recensioni siano diventate pubbliche), nuove idee generate dalle proprie idee e che, guarda un po’, a volte sono proprio quelle che ti fanno cambiare prospettiva e aggiungere quella spezia esotica alla quale non avevi pensato e che, invece, rende il sapore rotondo e la ricetta perfetta.

E poi – che dire – una volta ho persino vinto la Pummarola Ediscion.

Angela Caputo, vincitrice del Game Chef Pummarola Ediscion 2015 (Come un romanzo)

Angela Caputo