
Cosa dire del Game Chef?
Per me, da quando ho cominciato a parteciparvi, nel 2012, è sempre stato un evento rilevante. Ogni inizio di primavera comincia con «Quand’è il Game Chef?». Un privilegio che ho avuto è stato quello di vederlo crescere: da contest comunque piuttosto localizzato (principalmente a partecipazione americana) a internazionale in poco tempo. Questa è una cosa che ho adorato e che, grazie agli organizzatori delle varie edizioni nazionali, è stata possibile anche per chi ha problemi con l’inglese.
Se c’è un gioco del quale parlerei è Burning Opera. Primo gioco mai fatto da me per questo evento, ha come scopo quello di recitare un ultimo desiderio di alcuni attori bloccati in un teatro in fiamme, seguendo il principio della “narrazione nella narrazione”, ispirandomi al Decameron.
Potete trovare Burning Opera su DriveThruRPG!
— Giacomo Vicenzi, partecipante dei Game Chef 2012-2015

Negli anni scorsi, il Game Chef è stata una corsa adrenalinica.
Pochi giorni per trasformarsi da «Non ho idee, non c’è nulla di interessante che possa uscire dal mio cervello» a «Ho scritto un gioco. Ho scritto un cazzo di gioco!».
È una sensazione esaltante, gratificante e difficile da ottenere.
Il pregio principale del Game Chef è proprio quello: costringerti a finire.
I giochi che escono dal Game Chef non saranno i migliori (non sùbito), non saranno perfetti, non saranno unici, ma saranno finiti. Consegnati. Potrai guardare la tua pagina e dire a te stesso: «Ho scritto un gioco. Non sarà perfetto, ma l’ho fatto».
Il concorso stesso diventerà, quindi, una scusa, una facciata per costringere te stesso a gettarti oltre l’ostacolo, a superare quella barriera che ti ripete che non puoi farcela, che non sei un game designer.
Attraverso il Game Chef abbatterai quella barriera, e vedrai le tue capacità per quello che valgono davvero.
L:G:F è un esempio di quello che dico: scritto in meno di quattro giorni, a séguito di un’idea fulminante, mi ha costretto a rimettere in gioco tutta la sfiducia che avevo nelle mie capacità. Non è perfetto, ma è completo, e una possibile base per lavori futuri.
– Ezio Melega, membro della cabala del Game Chef Pummarola Ediscion 2013 e finalista del Game Chef Pummarola Ediscion 2014 (L:G:F)

Il gusto del Game Chef è di essere costretto.
Nel momento in cui entri in gioco, hai delle restrizioni, e devi combattere contro il tuo senso del ridicolo e dell’improbabile per dare senso a una lista di segnali. E sei costretto a metterti a confronto con altre persone, e a non dare nulla per scontato.
Le costrizioni aiutano tantissimo la creatività: quelle di tema, di tempo e di gara. Quindi, o sarà un buco nell’acqua o magari ti uscirà davvero qualcosa di bello.
Ho presentato inabsentia all’edizione 2013. È un gioco per esplorare che mondo sarebbe senza esseri umani. E per farsi un sacco di trip coi pinguini senzienti.
— Fabio Succi Cimentini, vincitore del Game Chef Pummarola Ediscion 2013 (inabsentia)